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Lavorare con la voce: intervista a Gianluca Favaretto, CEO di Sixtyseven


Cosa vuol dire oggi "lavorare con la voce"?

Lavorare con la voce oggi significa interpretare, dare colore, rendere “vere” le idee del committente, spesso in pochi secondi. Trasformare insomma un concetto astratto in qualcosa di effettivo, tangibile e concreto. Lavorare con la voce oggi ti permette di spaziare tantissimo: siamo la voce della pubblicità alla radio, del filmato televisivo, che ti risponde al telefono per guidarti attraverso le tante opzioni che un sistema di risposta intelligente ti può offrire. Siamo la voce del Centro Commerciale, della Web Radio, dell’audioguida museale, dell’audiolibro che ascolti.

Da quanto tempo fai questo mestiere?

Io ho iniziato nel 1987, il mio studio Sixtyseven è partito nel 1998

Con la crescita della comunicazione sul web, è cresciuta anche la ricerca di contenuti nuovi, ad esempio i video. Vale anche per l'audio? Come è cambiato il vostro lavoro negli ultimi 5 anni?

Il nostro lavoro negli ultimi anni è cresciuto esponenzialmente. All’inizio il nostro intervento era limitato agli spot radiofonici, ora si è evoluto in tante altre opportunità: la web radio, la radio “in store”, i servizi telefonici, le audioguide, rappresentano una voce importante del nostro fatturato.

Mi puoi fare qualche esempio di "buona prassi", di lavori di cui vai particolarmente orgoglioso?

Non amo ricordare un lavoro rispetto ad un altro. Ogni nostro lavoro viene seguito con quello che io definisco “rispetto”. Rispetto per chio ci da fiducia ogni giorno, rispetto per chi investe per comunicare e quindi ritengo che il rispetto sia la vera “buona prassi” che ci contraddistingue. Poi è vero, ci sono dei lavori che danno più “lustro” rispetto ad altri…una volta li segnalavo puntualmente, poi devo dire che l’asticella si è alzata talmente che dovrei fare un longo elenco ogni settimana per fortuna. In questo ultimi giorni se proprio devo fare dei nomi, mi va di ricordare lo sport per il Motor Bike Expo, in onda su Virgin Radio, piuttosto che il voice over per il documentario su Egisto Lancerotto.

Quello della "voce" può diventare un mestiere a cui pensare per un giovane? 

Quello della “voce” può senza dubbio diventare un mestiere, assolutamente si. Non è per tutti e non è facile, richiede delle doti di pazienza per lavorare e crescere, richiede abnegazione ed un pizzico di follia. Però c’è spazio.

La tua agenzia è una delle maggiori realtà del settore in Italia, che progetti avete per il futuro? 

I progetti sono tanti, il problema è che la giornata è di sole 24 ore! Comunque nel primo semestre del 2017 usciremo con un nuovo store online dove troveranno posto tutti i prodotti dello studio, ampio spazio sarà riservato al nostro catalogo musicale ed alla library di effetti che negli ultimi anni abbiamo prodotto. Sempre nella prima metà del 2017 verrà ampliata l’offerta “on air”, il nostro servizio di programmi radiofonici che attualmente serve più di 60 importanti realtà italiane. Punteremo molto sul web, per semplificare l’accesso ai nostri servizi, renderli ancora più veloci, per rispondere sempre meglio alle esigenze dei nostri clienti, che hanno bisogno di immediatezza, velocità e qualità. Il nostro è un settore che è cresciuto molto ma che ancora deve svilupparsi, perché sempre di più vi sarà bisogno di contenuti di qualità, di suggestione, di atmosfere. E la “voce” è proprio questo che riesce a dare, rendendo umana la comunicazione, conferendo, a secondo dei casi, autorevolezza, simpatia, efficenza.

www.sixtyseven.it

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